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Tesi di laurea su Narcao

Tesi di laurea

di 

Maria Rosaria Garofano

 

“Vicende dell'insediamento umano negli abitati di Serbariu, Narcao, Santadi e rispettive aree di pertinenza” - Anno accademico 1971/72.

 

 

Tesi di laurea

di 

Filomena Santeufemia

 

“Inchiesta sulla tradizione popolare a Narcao e Tratalias”

- Anno accademico 1973/74 - 

 

La tesi, ricerca sperimentale sul campo, ha raccolto numerose storie e leggende dei due territori sulcitani. Dopo una registrazione dalla viva voce degli anziani, si è proceduto alla trascrizione ed alla stesura fonetica. Il lavoro ha assunto una notevole importanza sui risultati conseguiti e sulla unicità degli argomenti trattati, sotto la guida di uno storico delle tradizioni popolari quale A. M. Cirese. La tesi è eventualmente consultabile facendone richiesta alla autrice professoressa Santeufemia, docente presso la locale scuola media di Narcao.

 

Tesi di laurea

di 

Mariangela Pacini

 

"La formazione delle strutture ecclesiastiche sulcitane nell'800. L'istituzione della parrocchia di Narcao”

Anno accademico 1988/89.

 

L’ istituzione della parrocchia di Narcao in concomitanza con le altre del Sulcis , i primi parroci.

 

Già nel 1789, si succedettero, pur senza esito, dei progetti relativi all'istituzione di parrocchie nel Sulcis.

 

Le disposizioni dovevano essere pubblicate in chiesa nel primo giorno festivo, in modo che il popolo ne venisse a conoscenza (73).

 

In un'altra visita pastorale, avvenuta nel maggio del 1859 il vescovo cresimò 145 persone di cui 75 maschi e 70 femmine (74).

 

Mons. Fr. Giacinto Rolfi, un agostiniano originario di Mondovì, che esercitò il mandato episcopale ad Iglesias dal 1783 al 1790, aveva proposto alla "Real Corte" di provvedere la mensa vescovile di una pensione annua di Lit. 1.000, per i rettori ed i vicari perpetui, in previsione dell'attuazione di tale progetto (75).

 

Il suo successore, mons. Porqueddu (1792-1797) fece partecipe il governo che il piano relativo alla instaurazione di parrocchie nel Sulcis, non avrebbe potuto essere attuato senza l'istituzione di un fondo per ampliare le Chiese e provvederle del necessario". Il governo approvò queste proposte e forni l'aiuto finanziario occorrente; in forza di ciò il vescovo Porqueddu, pensò di dare avvio alle restaurazioni della chiesa di Santadi, ma "il muratore destinato a quest'opera cadde in travaglio di giustizia e non poté restituire le somme consegnategli", cosicché questi fondi andarono perduti (76).

 

Anche mons. Navoni, succeduto ai summenzionati vescovi, imboccò questa strada, convocando un "Congresso di Capitolari", per prendere delle decisioni in merito al luogo in cui erigere dette parrocchie. Il Congresso, giudicò che i luoghi più appropriati fossero le "camere vescovili", ossia immobili di proprietà del vescovo e ciò per rispettare il "primitivo progetto di mons. Rolfi". Si decise. quindi, di erigere le parrocchie in Santadi , Tratalias, Masainas, Perdargius (77); ma anche in tale circostanza si dovettero fare i conti con l'inadeguatezza dei finanziamenti, insufficienti al conseguimento degli obiettivi prefissati, per cui il primitivo progetto venne ridimensionato, ritenendosi opportuno dare avvio all'istituzione delle parrocchie una per volta, cominciando dalla restaurazione delle chiese di Santadi e Tratalias e trascurando le altre (78).

 

Di fatto, queste chiese vennero restaurate ma non erette in parrocchie.

Anche il ventennio del mandato episcopale di mons. N. Ferdiani, trascorse senza che il progetto, portato avanti da antica data venisse attuato, ma già la stessa popolazione di Narcao e coloro che in questo villaggio avevano dei terreni, avanzavano al "reggidore" e al vescovo le istanze relative all'istituzione del comune e della parrocchia ma senza ottenere un valido interessamento (79).

 

Solo il vescovo G.B. Montixi riuscì a portare a compimento il progetto dei suoi predecessori. Ormai Narcao era un grosso "boddeu" che nel 1846 aveva una popolazione di. 1500 abitanti, di cui un terzo dimorante nel villaggio posto attorno alla chiesa di S. Nicolò e la restante nei "salti" adiacenti e nei "furriadorgius" vicini (80).

Il vescovo fece presente al "superiore governo" che il paese di Narcao era meritevole di essere eretto comune, in quanto era costituito da un grosso agglomerato urbano. Fece inoltre presente che la sua chiesa aveva bisogno di ampliamenti, poiché non era sufficiente a contenere la popolazione, occorrendo oltretutto predisporla all'erezione a parrocchia. A tal proposito, suggerì che venissero utilizzati i redditi rinvenienti dalla prebenda di Narcao maturati nel biennio in cui la stessa era vacante (a seguito della morte dell'arcidiacono Serapio Lebiu avvenuta nel 1846), e che venisse sancita l'autonomia del villaggio, rendendolo indipendente da Villamassargia a cui corrispondeva un quinto delle decime (81).

 

Nel 1850, dato che la prebenda di Narcao era ancora vacante e gli ampliamenti previsti non erano stati portati a termine, il vescovo chiese al Papa che venisse permesso di utilizzare ancora per un triennio il reddito di detta prebenda per la ristrutturazione dell'edificio ecclesiastico mentre un biennio era stato devoluto a favore dell'erario regio (82).

 

I suddetti ampliamenti furono conclusi solo nel 1855, quando era già avvenuta l'erezione della parrocchia; essi consistettero in un allargamento delle cappelle del presbiterio e dell’altare maggiore (83).

L'istituzione della parrocchia di Narcao avvenne contemporaneamente a quella di altre chiese sulcitane che sino ad allora erano state riconosciute solo come cappellanie. In particolar modo assunsero una importanza rilevante alcuni villaggi che videro non solo le loro chiese trasformate in parrocchie ma ottennero pure un riconoscimento statale e giuridico con l'istituzione del comune. I villaggi interessati in questo fenomeno furono,oltre Narcao anche Santadi, Tratalias, Palmas, Villarios, Serbariu e Portoscuso (84).

 

Il 22 maggio del 1854 la chiesa di Narcao venne eretta parrocchia conservando la dedicazione a S. Nicolò vescovo di Bari. A ricordo di questo solenne evento l'altare maggiore venne dichiarato "privílegiatum usque ad septennium" come ricordato attraverso un'iscrizione fatta affiggere nella facciata del presbiterio. Non venne alla sua guida, nominato un parroco ma un "provicario" nella persona del sacerdote Francesco Demuro (85), il quale aveva svolto fin dal 1838, nella stessa chiesa, con un’interruzione di cinque anni (dal 1848 al 1852), le stesse funzioni di cappellano (86).

Al provicario Demuro vennero assegnate provvisoriamente lire nuove 380 a titolo di sussidio, con la possibilità di usufruire delle entrate derivanti dai "diritti di stola" ma con l’onere di farsi carico, personalmente, dei "pesi inerenti all’ufficio parrocchiale" (87).

 

Portò avanti il proprio incarico, coadiuvato dal T. Perra sino al 1857, allorquando fu trasferito sacerdote ad altra sede, per riprenderlo intorno al 1870, conservando il titolo di provicario. Nel 1880 svolgeva ancora le funzioni di parroco nella parrocchia di Narcao (88).

 

Apparteneva ad una famiglia benestante che possedeva numerosi terreni nella zona: ciò lo si evince anche dalle elargizioni effettuate a favore della chiesa di Narcao dallo stesso, sotto forma di legati Pii, al fine di consentire la celebrazione della festa della "Vergine del Carmine" che nel 1912 trovava ancora attuazione (89).

 

I documenti in nostro possesso, ci consentono di identificare gli altri parroci o meglio provicari, succedutisi alla guida della chiesa di Narcao, durante l'episcopato di mons. Montixí; essi furono: Tommaso Perra, Antioco Luigi Ravot e Orrù ... Anche Tommaso Perra aveva la qualifica di provicario e di lui sappiamo che esercitò in Narcao dal 1855 e che nel 1859 venne trasferito nel villaggio di Musei, vicino ad Iglesias, per motivi non chiari ma riassunti nella lettera indirizzatagli dal vescovo, col termine di "disubbidienza" nei confronti dello stesso vescovo (90).

La sostituzione avvenne attraverso la nomina a provicario del sacerdote Antioco Luigi Ravot proveniente appunto dallo stesso villaggio a cui era stato destinato Tommaso Perra (Musei). Il Ravot si fermò a Narcao dal 1859 al 1867. Probabilmente proveniente da ambienti evoluti culturalmente (91), prestò particolare cura alla stesura degli elenchi della popolazione parrocchiale (sono a noi rimaste le matricole per gli anni 1860161162164166167) corredandoli con notizie e dati, particolarmente utili per la ricostruzione della storia di Narcao. Nell'anno 1870, unicamente al provicario F. Demuro la guida della parrocchia venne affidata ad un sacerdote di cui conosciamo soltanto il cognome: Orrù, al quale era stata concessa la facoltà di poter effettuare iscrizioni alla "Società del Carmine’’ (92).

 

Dalle "matricole parrocchiali" compilate dal parroco A. L. Ravot si rileva che negli anni 1884, 1866, 1867, fra la popolazione di Narcao vi erano alcuni giovani, di età compresa fra i 22 e i 24 anni ed in numero di uno o due per anno, che prestavano il servizio militare.A costoro veniva attribuito il termine "coscritto" apposto accanto al nome.

L'istituzione del comune

Già dal 1825 la popolazione aveva richiesto al "Reggidore" che venisse istituito il comune di Narcao, ma senza ottenere un valido interessamento (115). Finalmente,nel 1847, il governo prese in considerazione questa esigenza avanzata ormai da tutto il Sulcis, varando un piano relativo all’ istituzione di 12 comuni sulcitani, alcuni dei quali avrebbero dovuto essere formati da una o più borgate.

 

I nuovi comuni -con le relative frazioni- inseriti nel ripetuto progetto governativo, furono i seguenti:

1) Serbariu - Flumentepido;

2) Perdaxius - Terreseu - Pesus;

3) Massaccara;

4) Tratalias - Arenas;

5) Narcao;

6) Nuscis;

7) Palmas - San Giovarmi Suergiu;

8) Villarios - Su Planu;

9) Villaperuccio;

l0) Santadi;

11) Piscinas  – Giba - Masainas;

12) Portoscuso - porzione di Gonnesa - Piringianu (116).

 

Questo progetto, venne comunicato in via confidenziale al vescovo, il quale peraltro non mancò di far pervenire i suoi suggerimenti ed osservazioni: fra l'altro fece notare che data la vicinanza con Narcao, sarebbe stato più opportuno inserire la borgata di Pesus nel comune di Narcao, piuttosto che in quello di Perdaxius. Tale decisione, considerò il vescovo, rendeva difficoltoso anche l'operato del parroco di Perdaxius, impossibilitato per via della distanza e della strada disagevole ad esercitare la propria assistenza spirituale ai fedeli di Pesus. Il suggerimento del vescovo trovò pratica attuazione, come testimoniato dalle "matricole parrocchiali" del 1860 che riportano Pesus fra le borgate appartenenti a Narcao (117).

 

Il progetto governativo, portato avanti nel 1847,divenne decreto legge l’11 luglio 1853; il provvedimento legislativo peraltro contemplava l'istituzione di solo 7 comuni, anziché 12 come previsto dal piano originario.

 

Essi furono:

1) Narcao

2) Santadi

3) Tratalias

4) Palmas

5) Villarios

6) Serbariu

7) Portoscuso.

 

Un'unica sorte accomunava questi paesi sulcitani, tant’è vero che l'anno seguente le loro chiese divennero contemporaneamente parrocchie (118). Uniformità, quindi, di direttive governative con quelle ecclesiastiche, volta a sancire una collaborazione mai interrotta. Alla contemporaneità dell’istituzione del comune e della parrocchia, fece cenno il vescovo Montixí nella lettera del giugno 1854 indirizzata ai nuovi comuni del Sulcis, in cui mise in luce i vantaggi non solo spirituali ma anche temporali scaturenti da detti provvedimenti (119).

 

Vantaggi legati non solo all'esercizio dei diritti civili e politici, da parte della popolazione, ma soprattutto ad una più solerte amministrazione della giustizia; a tal proposito è opportuno rammentare che con legge dell’11 luglio 1853, Narcao acquisì anche l’istituzione di un mandamento giudiziario alla stessa stregua di Santadi e Tratalias; più tardi esso venne soppresso e Narcao fu inclusa in quello di Santadi (120).

 

Si alludeva a tal riguardo, al fatto che i vari paesi del Sulcis erano esposti a continui "attentati da parte di malviventi" e che la presenza in loco dell'autorità giudiziaria avrebbe posto un argine al dilagare della delinquenza. Nel 1841 il vicario capitolare P. Azara aveva denunciato all'autorità governativa il persistere di disordini nel villaggio di Tratalias ed il ripetersi di omicidi e intimidazioni per mezzo di "archibugiate" alle finestre, anche nei confronti del cappellano, al punto da costringerlo ad allontanarsi dal paese (121).

 

Ulteriore giovamento sarebbe scaturito anche con l'introduzione dell' istruzione pubblica da cui sarebbe derivata l'eliminazione della ignoranza, serio l'ostacolo al progresso sociale" (122).

 

I rilievi catastali risalenti al 1853, al comune di Narcao attribuivano un'estensione complessiva di 13.386 ettari (123), all'interno della quale vi erano numerosi "furriadorgius" e piccole borgate abitate da circa 300 persone ciascuna; fra queste annotiamo le principali: Pesus (distinte km. 3), Rio Murtas (km. 4), Is Meddas (km. 2 ), Terrubia (km. 6), Terreseo (km. 8), Is Sais (km. 8) e Perdaxius (km. 10) (124).

 

Facciamo rilevare che Terreseo e Perdaxius che nel primitivo progetto avrebbero dovuto costituire un comune a se, vennero invece incluse in quello di Narcao; tuttavia dal punto di vista dell’amministrazione ecclesiale, continuò a sussistere la loro autonomia rispetto alla parrocchia di Narcao (125).

 

Il "boddeu" era suddiviso in 7 strade cosi denominate:

a) strada parrocchiale, che era il centro vero e proprio, ove risiedevano il parroco, il segretario comunale, il notaio, il flebotomo ed in definitiva i personaggi più in vista del paese;

b) la strada "su forru" (la strada del forno o fornace);

c) la strada "s’arriu" (la strada del fiume, il rio Cannedu che attraversa l'abitato); 

d) la strada l'is arroínas" (la strada delle rovine);

e) la strada "basíli" ;

f) la strada di "Santa Crescenzia" che traeva il nome da una Santa, anticamente venerata nella zona a seguito del ritrovamento di una statua che ne raffigurava l'immagine. Secondo una ricostruzione storico -popolare tramandatasi oralmente fino ad oggi, tale statua venne ritrovata nel sottosuolo e poi per motivi sconosciuta nuovamente smarrita. Del culto in onore di santa Crescenzia, troviamo attestazione anche attraverso il questionario del parroco Locci, che tra l'altro faceva menzione delle antiche rovine di una chiesetta eretta in onore della Santa (126);

g) strada di "Pesus" che dal "boddeu" conduceva all'antica borgata di Pesus, sviluppatasi attorno ad un monastero fondato da padri francescani fra il 13° ed il 14°secolo e del quale permangono ancora, in discreto stato di conservazione, alcune strutture essenziali (il pozzo, la dimora dei religiosi e parte delle stalle) (127).

Le "matricole parrocchiali" redatte dal parroco Ravot, non riportano indicazione alcuna sulle persone del sindaco e dei consiglieri comunali, consentendoci peraltro di individuare il segretario comunale, il notaio, il giudice, l'usciere, il sostituto (procuratore fiscale). Dal 1860 al 1867, segretario comunale era il sig. Antioco Luigi Medda (nato probabilmente nel 1821); ricopriva il ruolo di notaio, nel 1860, il sig. Esu Generoso (nato nel 1814) e nel 1861-67; il sig. Antonio Balia (nato nel 1803), della qualifica di giudice era insignito; il sig. Salvatore Meloni (nato nel .1814), inserito nel nucleo familiare del notaio Esu; risultava usciere il sig. Alba Vittorio di anni 52, sostituto il sig. Spanu Pietro di anni 43 (128).

 

I primi anni di vita amministrativa furono resi difficoltosi a causa dell'inasprirsi delle liti apertesi col comune di Santadi, per la determinazione dei confini. Tali controversie, trovarono conclusione soltanto molti anni dopo e precisamente il 28.9.1873, con il protocollo che stabiliva in via definitiva i confini fra i due comuni (129).

 

Narcao era inclusa nel circondario d'Iglesias (130) e nell'epoca antecedente alla sua istituzione in comune era frazione del comune di Villamassargia (131).

 

Il comune di Narcao prese forma in un contesto economico-sociale caratterizzato dalla recente apertura della importante miniera di "Rosas", situata all'interno del proprio territorio, concessa da Vittorio Emanuele II, con provvedimento del 1851, alla società anonima "Unione Miniere del Sulcis e Sarrabus" (132).

 

Nonostante le favorevoli premesse, il decollo dell'industria mineraria non raggiunse i traguardi sperati, le estrazioni procedettero a rilento venendo completamente abbandonate nell'arco di tempo di 10 anni dalla loro apertura (133).

 

E' indubbio che l'affacciarsi dell'economia mineraria introdusse nuovi contenuti alla vita ed alle tradizioni del sobborgo, ampliando le possibilità dei rapporti con culture ed idee diverse.Gli scambi commerciali vennero incrementati e trovarono agevolazione dal miglioramento della rete viaria attuatasi in funzione del trasporto del materiale estratto. Il fenomeno minerario, affacciatosi nella seconda metà del 1800, trovò una significativa espansione, soltanto all'inizio del 1900, arrivando a modificare radicalmente l'economia e la cultura del territorio. Anche negli anni immediatamente successivi alla formazione del comune ,pertanto, l'attività predominante del territorio era quella di tipo agro-pastorale, praticata dalla quasi totalità della popolazione attraverso l'esercizio, delle imprese a conduzione familiare.

 

(73) A.P.N., doc. nr.36, cit.

(74) A.V.I., Quinque libri, fasc. nr.137, cit., (cresime 1859).

(76) Ibidem, pag.35-36.

Ibìdem, pag.36

(78) A.V.I., doc. nr.3, cit., pag.39.

(79) A.V.I., Visite pastorali in Narcao e Nuscis, 10.5.1825, doc. nr.5.

(80) A.V.I., doc. nr.17, cit., pag.2.

(81) A.V.I., doc. nr.17, cit.

(82) A.V.I., doc. nr.25, pag.3.

A.P.N., doc. nr.48, pag.1.

(84) A.P.N., doc. nr.37, cit.

(85) A.P.N., doc. nr.36, cit.

(86)'A.V.I., Quinque libri. fasc- nr-135, 136, 137. doc.nr.37.

(87) A.P.N., doc. nr.36, cit., Pag.1.

A.P.N., Consacrazione della diocesi al sacro Cuore di Gesù, 6.7.1873, doc. nr.32.

A.V.I., Quinque libri, fasc. nr.1 (1866/81), doc. nr.37

A.P.N. doc.nr.48 cit.,pag. 8

(90) A.V.I., Lettera del vescovo Montixi al sacerdote T.Perra, 25.10.1859, doc. nr.32.

(91) Nei carteggi custoditi presso l'archivio vescovile d'Iglesias, risulta che alcuni avvocati e notai portavano lo    stesso cognome. Anche il consulente legale del vescovo Montíxi era un "Ravot".

(92) A.P.N., Elenco dei documenti della parrocchia di Narcao. aggiornato sino al 1917, probabilmente dal parroco N.Locci, pag.IO, doc. nr.55.

(114) A.V.I., Circolare del vescovo Montixi, 12.2.1859, doc.nr.31.

A.V.I., Visita pastorale in Nuscis, 10.5.1825, doc.nr.5

A.V. I. i Lettera del vescovo Montixi al guardasigilli,16.6.1847, doc. nr.20.

(117) A.P.N., Matricola parrocchiale, compilata dal parroco

Ravot per l'anno 1860, doc. nr.49.

(118) A.P.N., doc. nr.36, cit.

A.P.N., doc. nr.37, cit.

(119) A.P.N., doc. nr.37, cit.

(120) E.VACCA ODONE, Itinerario, guida ufficiale dell'isola

di Sardegna, típo-litogr., Meloni e Aitelli, Ca-

(121) A.V.I., Lettera del vicario capitolare P.Azara a "Sua

Eccellenza", 19.5.1841, pagg.1-2, doc. nr.1Ob. (122).A.P.N., doc. nr.37, cít.

(123) VACCA ODONE, op.cit., pag.9.

(124) SCIANNAMEO e F.SARDI, La provincia di Cagliari, i comuni,

ed. A.Pízzi S.p.A., Mílano, 1985, pagg.162175.

(125) A.P.N., Matricole parrocchiale redatte dal parroco

A.L.Ravot, 1860 e segg., doc nr.49, 50, 51, 52, 53, 54.

(126) A.P..N., doc. nr.48, cit.,.pag.5.

(127) A.TERROSU - ASOLE, La nascita di abitati in Sardegna,

supplemento al fascicolo II dell' "Atlante di Sardegna", Cagliarí-Roma, 1979; 

ín particolare: abítatí nati in funzione religiosa; pag.45.'

(128) A.P.N., Matricole parrocchiali redatte dal parroco

A.L.Ravot, 1860 e segg., doc. nr.49, 50, 51, 52, 53, 54, cit.

(129) N.SCIANNAMEO e F.SARDI, op'. cít., pag.162.

(130) A.S.C., Miscellanea cagliaritana nr.6 e 8.

E.VACCA ODONE, op.cit., pag.9.

(131) F.CORRIDORE, op.cìt., pag.326.

(132) A.D.N.I., Atto di Concessione da parte del Re Vittorio

Emanuele II, di una miniera di galena situata nella regione "Rosas" alla società anonima: Unione Miniere Sulcis e Sarrabus; 11.7.1851, doc. nr.l.

(133) A.D.M.I., Processo verbale relativo allo stato di abbandono della miniera di "Rosas", sottoscritto dal sig. Riva segretario dell'ufficio delle miniere e' W.Oliver, direttore dei lavori di esplorazione nella regione Barisonis. Doc. nr. 2

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